NUOVO SITO!!!
Mi domando se qualcuno passa ancora di qua. In ogni caso, grande rivoluzione. Rullo di tamburi, prego... grazie.Un NUOVO Blog Qualunque!!!
Oliver Twist

Gironzolava per casa da quando avevo 8 anni, ma stamattina è uscito in terrazzo, andando a spegnersi lontano da noi. Per quelle coincidenze strane, proprio in uno di quei pochi giorni in cui sono rientrato a Roma da Parigi... Almeno ieri l'ho potuto accarezzare per l'ultima volta, il mio micio roscio.
Ciao Ollie!
auguri
Tanti auguri a meeee, tanti auguri a meeeee, tanti aguri a meeeeeeeeeee, tanti auguri a me.
Certo che se pure io me li faccio in ritardo di un giorno cosa mi posso aspettare?
Ok, a me auguri di buon compleanno, e agli altri, ma sì, auguri di buon anno!
merry christmas
Colto in questo clima Natalizio (ho un'immagine molto meterologica alla real tv della cosa) ecco il mio piccolo contributo personale a questo tripudio:clicca qui
e in quanto a colori, ecco una foto di cui vado molto fiero, fatta con la mia Nikon D70 nuova di zecca, cliccateci sopra per ingrandire:
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Auguri!
A volte ritorno
...ed è capitato un po' di volte. Ma questa volta... no, non è
definitiva, ma comunque per un po'. Ah, e non azzardatevi a lamentarvi
che non scrivo da un po', e che fine ha fatto quello che avevo promesso
eccetera (ma chi ti si strainc-EHM...). Il mio nick dice tutto.
Per alcuni dei miei lettori (mmm, parrà strano, ma credo sia la prima
volta nella storia di questo blog che mi riferisco ai miei fantomatici
lettori... male, molto male, un blogger qualunque si riferisce in
continuazione ai propri lettori, scherzando ironicamente sul loro
esiguo numero - ma in realtà rosicando parecchio e controllando anche
più volte al giorno il livello del contatore, o il numero di accessi
giornalieri con tanto di provenienza, sistema operativo, browser e
quant'altro per i più sofisticati - ora, continuo questa parentesi
abnorme per temperare il fastidio che il mio tono di superiorità
potrebbe aver causato: sono uno di quelli che magari scherzano, per poi
dire "eh ma anch'io <eccetera>", insomma, dicevo, eh ma anch'io
ci sono passato, ma ora francamente me ne infischio, soprattutto perché
sarebbe anche ora di chiudere questa parentesi, oltre che questo
periodo lungo oltre ogni canone estetico, oltre che ancora essere anche
lungo a scrivere, per cui tendente a farmi fare ritardo in ciò che
dovrei ora fare, insomma, prima chiudo la parentesi, prima chiudo il
post, per cui ecco, ora la chiudo) ... dicevo? Ah, sì, per alcuni dei
miei lettori: a presto. Mm. Ora vado.
Ancora il King...
Allora, fermo restando che la Torre Nera è qualcosa che sto adorando
(basti pensare che il terzo volume nelle sue quasi 900 pagine l'ho
divorato in due giorni con relative notti), sono però arrivato a
un'altra imprecisione, magari meno grossolana, ma mi tocca da vicino.
Si parla qui di numeri primi.Allora, parlare del crivello di Eratostene (come accade in questo terzo volume, "The Waste Lands") è cosa buona e giusta. Magari la spiega un po' male, ma alla fine visto chi lo spiega nel libro va benissimo. Ma nel definire i numeri primi, li definisce come i numeri che possono essere divisi solo per sé stessi e per uno (e fin qui ci siamo), e che si ottengono come somma di due numeri. Che? Che si ottengono come somma di due numeri. Due è primo perché è 1+1, ed è divisibile solo per 2 e per 1. Che? Uff, ho detto, che si ottengono come somma di Ho capito, ma che c'entra coll'essere primo? Niente, proprio niente... E vabe'... per un attimo ho pensato che era un modo un po' stupido di escludere l'uno (il che tra l'altro priverebbe lo zero della tessera del club dei numeri, ma in fondo lo fa anche qualche insigne ingegnere), tranne che arrivati a fare questa lista di numeri primi col crivello, ecco che se ne esce con "1 è primo perché lo è."
Uno non è un numero primo. Ed è questa la cosa che è posta a priori. Cioè, si potrebbe dire che 1 è primo perché è divisibile solo per 1 e per sé stesso (che in questo caso coincidono) senza dire che è primo perché sì, invece è postulato che 1 non sia primo. Perché se lo fosse manderebbe in malora la fattorizzazione in numeri primi. Ad esempio 6, oltre a essere 2x3 come è in modo unico in un'aritmetica sana, sarebbe anche 1x2x3, e 1x1x2x3, eccetera eccetera.
Mm, non so, fino ad ora è una saga che trovo splendida, certo però questo genere di imprecisioni mi danno fastidio in uno scrittore. Tra l'altro leggo all'inizio una noticina tra parentesi dello stesso King: (one further note: my New York readers will know that I have taken certain geographical liberties with the city. For these I hope I may be forgiven.) Ora, non so se la nota è aggiunta nelle edizioni successiva o c'era dall'inizio, ma comunque io nella storia non ho trovato un motivo plausibile per rimescolare la topografia della città, quindi anche questo mi ha lasciato un po' perplesso...
prima del Match
Pensavo di scrivere di più, ma non ho molto tempo. Mmm, forse sta prendendo un po' una piega nerd questo racconto :D e vabè, vada come vada!#1
#2
"Ciao, Jan." "Ciao Edge!" Jan passa un metal detector sulla tuta, mentre mi dice: "Allora, come va, spacchiamo tutto oggi?" Senza aspettare una risposta, in tono scherzoso: "Allora, vediamo se stavolta hai qualche cheat installato... da come ti muovi sul campo si direbbe che ce ne hai una dozzina almeno!" Ride. Il lato sinistro del corridoio in cui mi trovo è un lungo specchio; partendo dal fondo il mio sguardo si arrampica lateralmente fino a poggiarsi su sé stesso. Una geometria ovale di piccoli riflessi luminosi danza sulla visiera che occupa quasi tutto il casco. Il resto della tuta è un insieme di fibie, display, rinforzi, ma soprattutto sponsor. Scritte di sponsor ovunque. A braccia sollevate mi sto facendo passare il metal detector a pochi centimetri dal groviglio di marche. Alla fine l'apparecchio emette un bip soddisfatto, seguito da un sorriso soddisfatto di Jan, e da un "Bene" sempre soddisfatto e ancora di Jan. "Ah, mio figlio era contentissimo per l'autografo, grazie! Facciamo il tifo per te!" Vado oltre. Il mio sguardo di nuovo fisso sul fondo. Arrivo in una stanza circolare, "A1" scritto in grande sul pavimento, e 20 loculi verticali, ognuno con le chiare lettere di un nome. Poco dopo i miei occhi si posano su "Edge O'Blade" e i miei piedi li seguono. Sento i passi ben prima che mi raggiungano, ma continuo a guardare fisso davanti a me, finché una mano sulla spalla mi ferma. Deliberata lentezza accompagna il mio voltarmi. Vengo accolto da una frase banale: "Che vinca il migliore." Pausa. "Ovvero io." Sorriso. L'angolo del labbro si solleva in uno strano tic. "Ci vediamo dentro, cularrosto." Pausa. L'angolo della bocca scatta ancora. In un vorticare di sponsor si volta, pochi passi ed entra a qualche loculo di distanza, con scritto sopra "Synthex". Senza aver detto una parola entro nel mio. Mi volto, due ante si chiudono sulla stanza. Un faretto rosso si accende sopra di me. Poi, proiettato con una tenue luce azzurra sull'interno della visiera, mi si accende l'head up display. Una scritta lampeggia al centro: "please stand by for injection". Sulla sinistra vita e armatura sono a 100. In un attimo la pistola lascia la fondina alla mia anca destra e si porta a riposo a lato della testa. Obbediente appare a destra sullo HUD un 17, il numero di proiettili nell'arma, e in piccolo 4, il numero di caricatori. Un sospiro e sono pronto.
La chiamata dei tre
Gironzolando per una
libreria un paio di settimane fa mi è caduto l'occhio su un libro della
saga dela Torre Nera di Stephen King. Ora, sembrerà stranissimo che ne
scriva praticamente subito dopo che ne scrive Susan...
In realtà è una coincidenza (un po' come quelle assurde che si
incontrano nell'altra saga in cui mi sono imbarcato di questi giorni,
comprandola in pacco qui, la Guida Galattica per Autostoppisti, o
meglio, the Hitchhiker's Guide to the Galaxy), già volevo scriverne da
ieri non trovandone il tempo.Che dire della Torre Nera, la Dark Tower, visto che me la sto leggeno in inglese? Devo dire, risucchiante. Mi piace, mi piace moltissimo, e credo che migliora pure andando avanti coi libri (non so, ho questa sensazione, non supportata da dati empirici, sono solo a un terzo del secondo...). Ben scritto. Però... però c'è stato un punto in questo secondo libro che se non era per la qualità di tutto il resto avrebbe potuto farmi desistere...
Sarò breve. New York, Eddie Dean deve portare della cocaina in aereo ad un boss della mala locale... di origine siciliana. Enrico Balazar. Non mi importa nulla che Balazar non esista come cognome italiano o siciliano, sul serio, fatto sta che ci ho pensato dopo. Più avanti scopriamo che in the old days they called him il Roche - the Rock. Mi si storce il naso. Ma può andare. Cioè, mi viene strano pensare che in una famiglia mafiosa sicilo-americana usino un soprannome francese... ma può andare, può andare. Finché non parlano. Il boss e un suo scagnozzo. Il boss: Paisan. Il Dio est bono; il Dio est malo; temps est poco-poco; tu est un grande peeparollo. Lo scagnozzo: Si, senor. Io grande peeparollo; io va fanculo por tu. Il boss: None va fanculo, catzarro. Eddie Dean va fanculo.
Dopo il tempo considerevole che ci ho messo a raccogliere le mie palle (cascandomi mi erano rotolate in due direzioni opposte), ho pensato. Cioè, io, nella mia nullità, nello scrivere ogni tanto qui, se caso mai dovessi scrivere di qualcuno che, per dire, butta una frase in un dialetto spagnolo... beh, io mi cercherei qualcuno che ne sappia di quel dilaetto spagnolo, e se proprio non lo trovo... rinuncerei a mettere qualcuno che parla in quel dialetto spagnolo. Insomma, possibile che uno scrittore coi controeccetera come Stephen King (perché può piacere o non piacere, ma in ogni caso non può essere preso sotto gamba), si metta a mettere delle cose (non dico parole) ridicole del genere in bocca a un paio delle sue creazioni? Est, temps, senor, por... oh! Ma stiamo scherzando?
Beh, ripeto, ottimi libri, davvero... Non sarà una cazzatina del genere a non farmeli godere, non sono un bacchettone del genere. Però l'ho annotate. Probabilmente neanche Stephen King si salva (e qui lasciatemi scadere nello stereotipo) dall'essere americano. Un po' catzarro insomma. Un po' "ma sì, più o meno suona così".
Così come in ogni caso mi viene di consigliare la Torre Nera, mi viene anche da consigliare la Guida Galattica per Autostoppisti di Douglas Adams. Notevole. Un senso dell'iperbolico e del comico paragonabile a quello del nostro Benni. Da leggere.
By the way, qui ha fatto una spruzzata di neve. Niente che rimanga, ma mi ha comunque fatto piacere.
P.S.: mi perdoni Susan per lo sfogo?