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Qui leggerete la rada narrativa che ogni tanto mi viene di produrre... enjoy! O anche no! Insomma come vi pare!

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Il Sognatore / parte I

... e si continua...

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Questa storia sarà la mia rovina. Non vedo altra via d'uscita, solo un sordo presentimento di pura sventura. Sì, lo so, me lo sento, finirò come il Sognatore. Me l'aveva indicato il Re dei Barboni, la Grande Città gliel'aveva bisbigliato all'orecchio. All'Ospedale. Quando entrai mi assalì un odore dolciastro di sangue, misto a quello acre e pungente di disinfettante. Corridoi lunghi, alti, molti letti ammassati ai lati, strabordanti dalle stanze ormai colme. Da uno di questi un paio di braccia gesticolavano vagamente nell'aria come ad afferrare delle lucciole che solo gli occhi deliranti del paziente potevano vedere. Un vecchio più in là gemeva, riuscendo a volte a interrompere il flusso disarticolato di suoni che gli sgorgavano dalla gola e dicendo "no... non voglio diventare uno scarafaggio, no... no... non voglio...", dopodiché tornava a vomitare tosse e grugniti. Ogni singola molecola d'aria sembrava pesare il doppio in quel luogo. Un'infermiera, grassa e zoppicante, mi passò accanto ignorando me così come tutti i pazienti intorno. Buttai un'occhio in uno degli stanzoni. Dieci letti, una grigia finestra in fondo. Uno dei vecchi, scheletrico e scavato, con la testa stancamente incastonata nel cuscino, stava ricevendo visite. Intorno a lui i famigliari parlottavano; sicuramente ognuno di loro avrebbe scelto tutt'altro posto rispetto a quello dove stare in quel preciso istante. In fin di vita, il loro parente non aveva la minima intenzione né di guarire, né di mollare. Andai oltre. Un'altra infermiera, magra, occhiaie le segnavano il volto e le sottolineavano lo sguardo vuoto. "Scusi..." iniziai, ma non ottenni la minima reazione. "È inutile." sentii dire dal mio lato. La voce apparteneva a un volto imperlato di sudore, due occhi grandi febbricitanti, una bocca dalle labbra screpolate, mi guardava dal suo cuscino. Continuò: "Praticamente non stanno dietro a noi pazienti se non quando c'è da sgombrare il letto, si figuri se stanno appresso ai visitatori. Guardi." Sollevò le coperte, una gamba fasciata di rosso... no, la fasciatura era bianca, ma il sangue l'aveva del tutto conquistata, e si apprestava a sconfinare nel lenzuolo. "È così da stamattina. Nessuno a parte lei l'ha ancora vista." E sorrise il sorriso dei disperati. Non sapevo che dire. Attorno al momento non c'era nessuno. "Oh, non si preoccupi, lei non può fare niente. Ma sta cercando qualcuno?" mi domandò. Reticente, ma risposi "... vorrei parlare con il Sognatore..." Pareva contento di potersi rivelare utile a qualcuno. "Ah, sì, quello. Lei è un giornalista, vero? Il Sognatore, ci parlavo un po', quando potevo ancora camminare. Lui certo non può venire a farmi visita. Primo piano, terza stanza a destra, letto in fondo a sinistra" E sorrise, ancora quel sorriso. "Grazie, posso fare qualcosa per lei?" allora gli chiesi. "Oh, no, niente di legale. Vada, vada." Mi incamminai inquieto, circondato dai gemiti di dolore dei pazienti che mi stavano intorno. Primo piano. Qui era più tranquillo, pareva che la maggior parte qui non avesse neanche la forza di lamentarsi. "Permesso." il vocione di un infermiere mi scostò, poi la barella che sospingeva, con un ragazzo catatonico sopra, venne parcheggiata su un lato, e l'infermiere svanì come era apparso. Terza stanza a destra. Ancora quella finestra incrostata di grigiume, la stessa per tutti gli stanzoni. Dieci letti, gremiti di umori e amarezza. Letto in fondo a sinistra. Il Sognatore era davanti a me, e mi guardava. Guancie infossate, naso pronunciato, fronte aggrottata, occhi svegli e assonati allo stesso tempo, e non un movimento che potesse scuotere il suo corpo. Paralizzato. Dal collo in giù.

...to be continued...

17/04/05 16:41 | parttimeblogger | evvai, 84 commenti |


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