...perso...
Inverno, la spiaggia è infinita. Verso est si inarca a voler affrontare l'orizzonte, granelli di sabbia che la vista fa correre in lontananza. A ovest chilometri più avanti un imponente promontorio blocca la vista, ma la spiaggia gli sfugge di mano e continua oltre, abbracciando il mare...Mare, mare invernale, scuro, insondabile, quasi immobile ma nerissimo. Neanche un'anima in giro. Le onde lambiscono i piedi, il gelo li impallidisce ma non li ferma. Passo dopo passo le gambe si concedono alla morsa dell'acqua, e poi il bacino, poi l'addome con un fremito, il petto e per il freddo manca l'aria, eppure l'acqua arriva fino al collo, per poi risalire il mento... respirando si sente l'odore del sale, perché anche il sale ha un odore... le labbra, quelle labbra, da tempo aride e secche, e poi l'acqua entra nelle narici, a pizzicare la mucosa. Il respiro comincia a mancare, ma non il passo, che continua ad avanzare saltellando come si fosse sulla luna... luna, luna piena che non si volta mai... gli occhi si chiudono, ma il nero cambia di poco... e poi lasciar andare tutto per capire cosa succede a non governare più la realtà, a lasciare che le enormità nascoste si muovano per conto loro, senza le briglie accuratamente assicurate da una vita di piccoli aggiustamenti...
Una foresta, caldi colori autunnali. Un tappeto di foglie soffice, un passo leggero, poi un altro, e poi sdraiarsi. Ma il vento spazza via tutto.
Sabbia, ancora sabbia. Un deserto fisso davanti agli occhi, con la continua sensazione che nel frattempo dietro si stia tramutando in qualcosa d'altro, che voglia tirare qualche brutto scherzo. Ma non c'è da scherzare. Il vento, ancora lui, si alza di improvviso, fa volare qualche granello, che poi diventa qualche miliardo di granelli, fino a diventare un numero imprecisato di granelli a volare come schegge impazzite. E nessun riparo. Si può provare a coprire gli occhi... per non vedere... se non si vede nulla esiste.
Una città sommersa. Colonne lasciate alle alghe, antichi splendenti templi relegati a elememosinare il sole dall'opacità dell'acqua. Il sottomarino comandato a distanza esplora, ignaro del sudore di persone vecchie migliaia di anni lavato via dall'acqua salmastra come niente fosse.
Ora... una città, nel pieno della sua frenetica incessante inarrestabile attività. Tra qualche ora un terremoto ucciderà duemila persone. Ma questo loro non lo sanno. E poi hanno altro a cui pensare. Ecco, due di loro, due che verranno uccisi dal crollo di un palazzo, si incontrano, in una piazza, una piccola piazza riparata dal brusio di chi va per la sua strada. Sembrano annusarsi guardinghi. Un tempo si conoscevano. E ora? Ma superano il sospetto, si riabbracciano, si riconciliano. Durerà poco.
La luna. Sulla luna niente accade. Non c'è vento, né acqua a erodere le orme del tempo. Il tempo non esiste... o forse sì. Ogni tanto un meteorite lo vuole ricordare, legge oraria, spazio è velocità per tempo. Ma è inutile. Nessuno ricorda.
Il terremoto c'è stato. I sopravvissuti si sono fermati. Era tempo che non si fermava tanta gente insieme. E ora? sembrano chiedersi. Non lo sanno, sulla loro agenda non era segnato, li ha colti impreparati. E poi come diavolo si organizzano i funerali?
Il gatto annusa la bottiglia. Un odore così forte, così strano. L'uomo non sembra reagire, o almeno non sembra voler reagire. Ha altro a cui pensare. Ad esempio a come ha fatto a capitare lì. Non se lo ricorda. Forse la bottiglia può rispondergli. Il gatto sobbalza al movimento, non immaginava potesse succedere. Vuota. Maledizione. Proprio quando stava per arrivare alla soluzione, la soluzione di tutto. Finiscono sempre sul più bello. Ma c'è ancora qualche goccia... sul fondo, sì, si vede ancora qualche goccia. Poi il terreno vibra, impercettibilmente, ma sia il gatto che l'uomo lo percepiscono. E capiscono di essere fuori posto.
Un aereo di linea, stabilmente pressurizzato. Due occhi sono appoggiati sul sedile avanti, a far masticare avanti il tempo. Perché? Perché da solo su quell'aereo? E ci si chiede il senso... ma quando lo si vuole il senso, non lo si trova mai. Mentre il senso inaspettato, quello che ti rovina tutto, è sempre in agguato.
Non ha senso. Perché un uomo dovrebbe mai scegliere quel pacchetto lì? Davanti al negozio, brutto dilemma. Non è forse meglio... la violenza del tremore sbatte tutti a terra.
L'acqua è sempre meno gelida. Il mare è un amico, è la culla della vita. La coscienza scivola via tra le pieghe della mente. Così, il sorriso sulle labbra, perché tanto non importa. Penserà a tutto il mare. Nero e terribile. Ma penserà a tutto lui.
Un attimo... ancora un attimo... ecco, tutto fatto. - Come sto? - Ah benissimo. - Ma la piega qui? - Non le piace? - No, no, non è quello... - Se vuole glieli aggiusto. - No, no, vanno bene così. - Sicuro? - Sì... una volta venute in un certo modo, le cose vanno lasciate come stanno, no? - Eeeh, che le devo dire, non cambiare è più facile... uh ma guardi! - Dove? - Lì, non vede? - Cosa?
Dietro la casa, la casa dell'infanzia, la casa degli inizi. Là dietro, un angolo buio, mai rinchiuso dalla realtà delle percezioni. Forse... forse è lì che bisogna cercare una risposta. Eh, ma poi la gente cosa penserà? Il pensiero della gente è dannoso. La sua ombra arriva lontano. I suoi passi risuonano nel profondo. Un freno, una briglia da mordere, una gabbia fatta di normalità. Quando la risposta è a pochi passi, in un angolo buio.
Non c'è più nessuno. Il ristorante è completamente vuoto. Solo due camerieri vagano come silenziose guardie a far finta di essere indaffarate, con un occhio saettante in continuazione verso le lancette, sperando che la frequenza dello sguardo possa accelerare quella dei loro battiti. Non arriverà. Inutile aspettare ancora. O leggere per la centesima volta la prima pagina sul terremoto. Tanto si leggono le stesse cose che si leggeranno sulla terza tra un paio di giorni, poi la settima, la decima, la quindicesima. Poi di nuovo la prima quando ci sarà la storia strappalacrime della bambina rimasta più di una settimana viva tra le braccia fredde e rigide della madre. Tra un mese sarà dimenticato. Non si parla più del Sud Est asiatico, costato 100 volte più morti, questo a confronto è una bazzecola. In fondo che importa. Comunque non arriverà. Se non arriverà cosa importa di migliaia di morti? Se non arriverà perché stare ancora qui? Forse, forse perché tornare a casa adesso vorrebbe dire sprofondare...
La luna oscurata da una nuvola, rende il mare ancora più nero, l'arcata della spiaggia ancora più asfissiante nella sua enormità. E l'acqua sembra ancora più immobile. Non un sospiro la increspa, non un fremito la disturba.